Il neoprigioniero era il consulente scientifico di Saddam Hussein

Si consegna agli americani al Saadi

Il consigliere è uno dei 55 gerarchi del regime ricercati dagli Usa e ritratti nelle carte da gioco del Pentagono

Di M. Campaniolo

BAGDAD (IRAQ) - La prima carta pescata dal mazzo è stato il 7 di quadri. Vale a dire Hammoudi al Saadi, consigliere scientifico di Saddam Hussein ed uno dei due alti ufficiali che nei mesi scorsi erano stati incaricati dal regime di trattare con gli ispettori dell'Onu.

IL MAZZO DI CARTE - Il generale Vincent Brooks, portavoce del Comando Centrale statunitense, aveva infatti annunciato ieri la distribuzione a tutti i comandanti sul campo del mazzo di carte con i volti dei 55 dirigenti iracheni ricercati dalle autorità militari: un modo semplice per familiarizzare le truppe con il volto dei gerarchi del regime in fuga.
E così la prima carta ad uscire è stata il 7 di quadri: Al-Saadi si è infatti consegnato di sua spontanea volontà alle forze statunitensi che occupano Baghdad, facendosi a dire il vero accompagnare da una scorta un po' insolita: una troupe della rete televisiva tedesca Zdf, alla quale durante il tragitto ha concesso un'intervista esclusiva. Il generale, sposato con una tedesca, aveva chiesto la presenza dei giornalisti per motivi di sicurezza.

"NON SO NULLA DI SADDAM" - Innanzitutto, al-Saadi ha dichiarato di non sapere nulla della sorte di Saddam Hussein, pur ammettendo di essere uno dei generali più vicini al rais: tuttavia ha negato di far parte del partito Baath o dei servizi segreti iracheni, raccontando di essersi deciso a consegnarsi spontaneamente perché "non colpevole di alcun crimine". Il generale ha tenuto invece a sottolineare come tutte le dichiarazioni ed affermazioni da lui fatte all'epoca delle ispezioni rispondano a verità e, nonostante "la mutata situazione", saranno dimostrate vere anche in futuro: l'Iraq non possiede armi chimiche o biologiche, e anche il governo degli Stati Uniti è a conoscenza di questo fatto. L'invasione dell'Iraq, ha concluso al-Saadi, è così priva di qualunque giustificazione.

Corriere della Sera