RIFLETTORI SU SADDAM HUSSEIN

Ritratto di un Dittatore, di un Presidente e di un uomo.

Tratto da un dossier della CNN

Margherita Campaniolo

Onnipresente ed elusivo

Saddam Hussein ha compiuto la sua scalata con una costanza inarrestabile, partendo dalla povertà assoluta per arrivare alla presidenza dell' Iraq. Gli esperti, siano essi occidentali, arabi o iracheni lo descrivono come un uomo pieno di contraddizioni: progressivo e intollerante, politicamente saggio e sadicamente brutale, estremamente potente e psicologicamente insicuro. Mentre l'Iraq è ancora una volta sotto i riflettori della ribalta internazionale, vi presentiamo un profilo del personaggio Saddam.

L'inarrestabile ricerca di prestigio e potere di un dittatore nato tra i contadini.

La sua immagine è ovunque: per le strade di Baghdad, così come in monumenti e palazzi sparsi per tutto il paese. La gente applaude ogni sua azione e migliaia di voci sostengono la sua politica.

Ciononostante il leader iracheno si mostra poco in pubblico e prende moltissime precauzioni per nascondersi ai suoi molti nemici e per mantenere accuratamente la sua immagine. I leader dell'opposizione con base fuori dall'Iraq, così come fonti ufficiali Usa, affermano che il sostegno popolare sia solo una questione di facciata, poiché gli Iracheni avrebbero paura di cosa potrebbe loro succedere se fossero scoperti ad agire o anche solo a parlare contro Saddam.

In Iraq dominerebbe la paura, tenuta viva dalla polizia segreta che protegge il Raiss e ne preserva il potere. Fonti arabe, occidentali ed irachene dipingono Saddam come un uomo pieno di contraddizioni: progressista e intollerante, politicamente saggio e malignamente brutale, politicamente potente e personalmente insicuro. "Vede se stesso come la figura il cui nome sarà riverito per centinaia di anni dalla cultura e dalla storia araba," dice Mark Bowden, autore di best-sellers e editorialista del Philadelphia Inquirer.

Oggi il nemico numero uno di Saddam si chiama Stati Uniti. Nell'ottobre 2002, in un discorso tenuto a Cincinnati, Ohio, George W. Bush lo ha definito "un dittatore omicida dotato di armi di distruzione di massa". Precedentemente, in agosto, il presidente Usa aveva già detto, riferendosi all'Iraq "Le forze del male si portano la bara in spalla e moriranno in disgrazia.

Nonostante le perdite militari nella Guerra contro l'Iran negli anni '80 e la disfatta nella Guerra del Golfo del 1991 seguita da anni di sanzioni devastanti, Saddam sembra avere ancora ben stretto in pugno il potere sull'Iraq.
"Non esiterà a eliminare chiunque potrebbe metterlo in pericolo" sostiene Amatzia Baram, un'autorità sull'Iraq e sulla storia mediorientale. "E' molto intelligente. E non bisogna sottovalutarlo."

Ossessionato da immagine, igiene, sicurezza


Secondo molti che lo hanno studiato, con la crescita del potere, sarebbero aumentate anche le manie e le fissazioni di Saddam.
I discorsi del leader iracheno sono stampati a lettere cubitali, in modo che possa leggerli senza portare gli occhiali da presbite ed essere così visto in modo un po' meno che perfetto -- Saddam ha inoltre proibito ai cameramen di riprenderlo mentre cammina, perché non vuole che rimanga traccia della sua andatura zoppicante.

A dispetto della sua politica anti-statunitense, a Saddam piace guardare I film americani, specialmente quelli di spionaggio in cui "l'eroe si oppone ad un governo miope". I suoi preferiti comprendono "Il Padrino" e "Il vecchio e il mare" .
Lettore vorace, Saddam ha anche scritto un certo numero di racconti e, secondo i media iracheni, avrebbe trascritto il Corano usando il proprio sangue come inchiostro. Il raiss inoltre, discenderebbe direttamente da Maometto.

Il timore degli attentati ha portato Saddam ad adottare una serie di misure di sicurezza esasperate. Dorme solo quattro o cinque ore per notte in località segrete sempre diverse e il suo cibo non solo è preparato da persone fidate, controllato e assaggiato, ma in ognuna delle sue residenze, sono più di 20, ogni giorno gli chef cucinano tre elaborati pasti, che Saddam sia presente o meno.
"In modo che per i nemici sia più difficile capire dove sia esattamente, in tutti I palazzi le cose funzionano come se lui ci fosse" afferma Bowden.

"Un giocatore d'azzardo"


Qualunque siano i pericoli e le sfide, Saddam ha mostrato temerarietà, ostinazione e una propensione al rischio sin da quando fece la sua entrata sulla scena politica irachena alla fine degli anni '50.
"E' un giocatore d'azzardo," dice Baram. "Non ci può far niente: è completamente assuefatto."

La sua spavalderia raggiunse il culmine quando nel 1990 con l'economia del paese ridotta ai minimi termini ordinò alle truppe di invadere il Kuwait. L'alleanza capitanata dagli Stati Uniti lo contrattaccò e lo costrinse fuori dai confini Kuwaitiani. Ma, come aveva fatto alla fine della guerra con l'Iran tre anni prima, egli si dichiarò vincitore. Il suo proclama, pubblicato sul sito web dell'Iraq all'Onu, sosteneva che Saddam avesse guidato l'Iraq nel confronto con "l'aggressione lanciata da 33 paesi guidati dagli Usa mentre l'Iraq aveva resistito contro l'invasione, mantenendo la sovranità sul territorio e sul sistema politico".

Negli anni '90 le Nazioni Unite e le potenze occidentali hanno sottoposto Saddam ad una serie di ispezioni, sanzioni e incursioni aeree soprattutto a causa del programma nucleare, batteriologico e chimico iracheno. Charles Duelfer, un alto ufficiale della Commissione Speciale Onu, di stanza in Iraq dal 1993 fino a quando fu sciolta nel 2000, ha dichiarato che l'Iraq ostacolato molto di più di quanto abbia collaborato, fuorviando gli ispettori e rifiutando loro l'accesso a siti significativi.

"Era come una grande gara," ha detto Duelfer, riferendosi al rifiuto dell'Iraq di far luce sui suoi programmi di armi di distruzione di massa, per poi ammettere di averli dopo che gli ispettori li avevano scoperti.
Negli ultimi mesi Washington ha accusato Saddam di aver venduto petrolio illegalmente per produrre armamenti, visto che non poteva farlo legalmente a causa delle sanzioni, e di controllare il paese con l'uso della forza. Il primo ottobre 2002, il primo Ministro iracheno Tarek Aziz, nella foto, ha ribattuto: "tutto ciò che Washington sostiene è falso."

Nel frattempo alle ultime elezioni l'Iraq ha votato per Saddam all'unanimità (ufficialmente 11,445,638 a 0), a sostegno e a prova della popolarità del suo presidente. "Perché qualcuno dovrebbe dire 'no' a Saddam Hussein?" ha dichiarato Izzat Ibrahim, nella foto, vice presidente del Consiglio del Comando Rivoluzionario dopo il voto. "E' il simbolo della nostra libertà e del nostro futuro."

Nel settembre 2002 Baghdad ha affermato che "Il governo americano del Male," come Aziz ha denominato la Casa Bianca, vuole dichiarare la guerra a tutti i costi, checché ne dica l'Iraq o il resto del mondo.
Il 17 ottobre 2002, in un discorso ufficiale, Saddam ha dichiarato: "Se le forze americane attaccheranno l'Iraq, soffriranno perdite immense e definitive - lo stesso aveva detto poco prima della Guerra del Golfo 10 anni prima - e la via del sangue porta solo ad altro sangue".

Fonte CNN