Clonazione ed embrioni, questione scientifica ed etica: voci e pareri del mondo religioso.

Le discussioni intorno ad argomenti quali la possibilità di utilizzare e mettere in pratica le scoperte scientifiche in materia di clonazione, di prelievo di cellule da embrioni ecc… chiamano oggi, scienziati e ricercatori, a confrontarsi su questioni di ordine tecnico e biologico ma, inevitabilmente, portano all'interno del dibattito, questioni di ordine etico, morale e religioso.

Riguardo alle tante domande sollevate dalle scoperte della bioetica non tutte le religioni guardano allo stesso modo così come, all'interno delle stesse confessioni, spesso si sviluppano modi diversi di leggere ed interpretare la legittimità della scienza ad intervenire sulla nascita e lo sviluppo degli embrioni.

Nella scorsa uscita di UfoNotiziario.com abbiamo provato ad analizzare il rapporto che esiste tra la Legge Rabbinica e le nuove frontiere della scienza grazie ad un'interessante intervista, a cura del "Piccolo" di Trieste, ad Aaron Fait, giovane ricercatore dell'Istituto Weizmann di Rehovot che di clonazione e religione ebraica ha parlato in una conferenza alla Sinagoga di Gorizia.

Per illustrare la varietà delle posizioni religiose sulle questioni etiche che riguardano la sperimentazione sugli embrioni vedremo stavolta la posizione della religione islamica e di quelle cristiane. Ci farà da guida un vero addetto ai lavori, Demetrio Neri, esperto di bioetica che, nel 2001, per le Edizioni Laterna, ha pubblicato il libro "La bioetica in laboratorio" e che oggi, alla luce del terzo Rapporto redatto dalla National Bioethics Advisory Commision (in cui sono espresse le testimonianze di importanti studiosi esponenti delle religioni maggiormente diffuse negli Stati Uniti) risponde alle domande di Mauro Buonocore per il "ReS - La scienza tra storia e cultura".

Margherita Campaniolo

Il progressismo islamico

Alcuni dotti islamici guardano alla clonazione, cioè alla riproduzione di individui geneticamente identici, come ad una pratica satanica ed immorale che violerebbe la volontà divina; altri invece, fra cui la maggior parte dei giuristi islamici, rifiutano questa tesi e si affidano ad una interpretazione deterministica del rapporto tra Islam e scienza secondo la quale i risultati ottenuti dalla tecnica non sono altro che manifestazioni della volontà di Dio. Inoltre, il ricorso alla genetica per curare patologie ereditarie o acquisite non contraddice l'insegnamento islamico della perseveranza e dell'accettazione della volontà divina, ma, al contrario, risponde all'esigenza di soddisfare ad un bisogno collettivo come quello di migliorare le condizioni della salute. La maggioranza dei giuristi islamici ritiene così lecite la clonazione e la manipolazione genetica nell'ambito della microbiologia, della batteriologia, della botanica e della zoologia. Per quanto riguarda la clonazione umana, secondo l'Islam l'embrione è degno di rispetto e protezione sin dal concepimento, ma diventa persona, e riceve l'anima immortale, soltanto dopo il quarto mese di gestazione. Il prelevamento di cellule da embrioni che non hanno ancora dignità di persona è quindi moralmente ammesso e giustificato dai benefici che ne derivano per la salute umana.

Le tante opinioni del mondo cristiano

Cercare di individuare all'interno dell'area di pensiero protestante una sola ed univoca posizione in materia di bioetica è impresa molto difficile, sottolinea Neri. Non solo perché si tratta di un'area che comprende un grande numero di confessioni, ma anche perché è caratteristica del protestantesimo lasciare ai credenti un ampio margine di libertà sui modi di vivere la propria fede. Le posizioni protestanti sulla sperimentazione degli embrioni variano dalle più liberali (che lasciano piena libertà alla ricerca sulle cellule staminali derivate da embrioni) fino alle più restrittive di chi sostiene il più netto rifiuto al prelievo di cellule da embrioni. Fra questi due estremi stanno posizioni intermedie secondo le quali l'embrione acquista con il passare del tempo sempre maggiore dignità e che sicuramente gli si debba un'attenzione diversa rispetto ad un feto. Conseguenza di questo modo di interpretare le cose è che il rispetto per l'embrione va bilanciato con la maggiore attenzione e la cura che spettano agli individui adulti che trarrebbero benefici dai trattamenti scoperti dalla ricerca.

Secondo il cattolicesimo ogni persona umana ha al tempo stesso una natura corporale ed una spirituale, quindi qualsiasi intervento sul corpo non può fare a meno di coinvolgere anche lo spirito. Ma, dopo avere ammesso questo assunto di base, non si può rintracciare nel mondo cattolico una sola veduta unitaria. Per gli organi ufficiali della Chiesa Cattolica Romana, ricorda ancora Neri, l'essere umano merita dignità e protezione in tutti gli stadi del suo sviluppo. Il prelevamento di cellule da embrioni o feti abortiti è visto come l'interruzione di una vita umana che ha origine al momento stesso del concepimento: sin dalla fusione dei due gameti per la Chiesa nascerebbe una persona, con una sua individualità biologica ed ontologica. Ma ci sono teologi che non si limitano a queste restrizioni ed arrivano a definire un organismo come persona solo nel momento in cui viene infusa l'anima immortale; momento questo che non coincide necessariamente con l'istante del concepimento.