Prese di mira le boutique del centro e le case di periferia

Truffe e card clonate

Aumentano i colpi anche a danno degli anziani

A Milano, parola di investigatore, ci sono almeno diecimila cittadini che, pur non sapendo cosa sia il lavoro, vivono con una certa agiatezza. Loro i soldi se li procurano rubando, imbrogliando o truffando. Non fanno parte della grande criminalità, ma appartengono a quella categoria che forse la gente odia di più, specializzata nella spesa con carte di credito clonate, nel furto della pensione, nel borseggio sull'autobus affollato, nel saccheggio di quanto c'è di valore negli appartamenti. Questi "sciacalli", carpendo la buona fede del prossimo ma soprattutto approfittando di piccoli momenti di distrazione che ognuno di noi ha sono in grado di colpire con una certa facilità. Eppure tenerli alla larga non è poi così difficile. Gli accorgimenti ci sono e funzionano. Alcuni giorni fa in via San Pietro all'Orto la polizia ha arrestato cinque stranieri. Con dieci carte clonate "costruite" in un laboratorio londinese avevano comprato scarpe, borse, occhiali e gioielli nelle boutique del quadrilatero della moda. Per loro le manette sono scattate mentre uscivano pieni di pacchi da una pelletteria. La commessa del negozio, sentita dagli agenti, ha ammesso candidamente di non aver avuto alcun sospetto anche se le prime due carte di credito esibite dai "clienti" erano state rifiutate dal cervellone dei servizi interbancari internazionali. Fare un clone per la spesa elettronica non è difficile, né costoso. Ci vuole uno "Skimmer" del costo di duecentomila lire nella cui fessura si infila la carta originale che, strisciando, lascia immagazzinati tutti i dati essenziali. Poi in laboratorio, grazie a un particolare software, è possibile trasferire numeri e quant'altro su una carta in bianco che, attraverso una stampante termografica, assume i colori e i loghi originali. Il business ha assunto dimensioni milionarie. Con migliaia di carte di credito clonate vengono quotidianamente truffati supermercati, benzinai, venditori di computer e di apparecchiature elettroniche.

Anche se in campo sono scesi massicciamente polizia e carabinieri, coordinati da una task force di magistrati, continuano a mantenersi costanti, circa ottocento l'anno, le truffe agli anziani. Ad agire sono i soliti falsi postini, falsi impiegati di banca, falsi funzionari Aler, falsi dipendenti Aem. Questo particolare tipo di reato rende molto e fa rischiare poco a chi lo commette. I bottini: la pensione appena ritirata, i piccoli risparmi di un anno o addirittura i soldi messi da parte per pagarsi il funerale, variano dai cinquecento ai diecimila euro. Pochi i responsabili finiti a San Vittore, condannati per di più a pene irrisorie.

Un'altra piaga cittadina è rappresentata dai borseggi. Ormai i manolesta appartengono alle più svariate nazionalità. Una volta, ai tempi del film "Ladri di biciclette", ti sottraevano il portafogli senza che te ne accorgessi. Ora agiscono impunemente davanti agli occhi dei passeggeri dell'autobus. Ti spingono e, se non riescono a raggiungere lo scopo, arrivano addirittura a strapparti la tasca dei pantaloni. I colpi denunciati sono almeno un centinaio al giorno. Rispetto al passato i documenti non vengono più trovati. C'è ormai la certezza che vengano ceduti sul mercato clandestino a cinquanta euro.

E poi ci sono i ladri d'appartamento. Con i professionisti che neutralizzano i sistemi d'allarme e sventrano le cassaforti a muro con gioielli per milioni loro non hanno nulla a che fare. Li chiamano "topi" proprio perché colpiscono e fuggono in pochi minuti. A loro interessano i soldi e i monili d'oro non troppo ingombranti.

Collaborazione di Margherita Campaniolo