Teheran: "Noi non progettiamo l'atomica, ce lo proibisce l'Islam"
a cura di Margherita Campaniolo

TEHERAN - "Lo dichiaro non solo io ma lo hanno già detto e ripetuto tutti i vertici dell'Iran, dal presidente Khatami al presidente del Parlamento Karrubi: non abbiamo programmi per armi atomiche. Non li abbiamo avuti né li avremo: la nostra stessa religione vieta la realizzazione di simili armi. Produrremo solo energia elettrica per usi civili. Perciò abbiamo spalancato le porte a qualsiasi controllo dei nostri siti all'Onu".
Gholam-Reza Aqazadeh è il capo dell'Organizzazione per l'energia atomica iraniana. Gli ispettori dell'Aiea, l'Agenzia internazionale per l'energia atomica dell'Onu guidata da Mohammed ElBaradei hanno appena lasciato il suo Paese (ElBaradei si è trattenuto solo poche ore) ed hanno visitato i luoghi al centro di mille interrogativi internazionali, soprattutto da parte di Usa e Israele: i nuovi impianti di Natanz (arricchimento di uranio) e Arak (acqua pesante) rimasti di fatto segreti fino al dicembre del 2002, il reattore nucleare di Bushehr, l'impianto già noto di Isfahan.
ElBaradei partendo ha parlato della necessità di ulteriori accertamenti. L'Onu ha alcuni punti da chiarire in Iran?
"Abbiamo parlato a lungo. Non ci sono punti oscuri. Ha riconosciuto che il livello di perfezione scientifica dei nostri impianti conosce pochi eguali al mondo. Da Vienna ha aggiunto: siamo soddisfatti della cooperazione con Teheran, non si può mettere l'Iran sul piano dell'Iraq o della Corea del Nord, è un'altra faccenda... Lui aveva già visto in passato il sito di Isfahan. I tecnici dell'Aiea hanno ammesso che l'Iran merita più fiducia da parte degli interlocutori mondiali. Insistevano perché l'Iran firmasse i protocolli aggiuntivi del Trattato di non proliferazione nucleare".
E voi cosa avete risposto?
"Che abbiamo da tempo firmato sia quel Trattato che il divieto di produzioni di armi batteriologiche e chimiche. Ci saremmo aspettati dall'Occidente un'apertura, cioè l'abolizione delle sanzioni almeno da parte dell'Europa. In Italia, in alcuni vostri porti di cui non ricordo il nome, sono fermi da vent'anni pezzi di generatori di nostra proprietà fatti costruire nel vostro Paese dalla Siemens per Bushehr. Invece quell'apertura verso di noi non c'è stata".
L a Cnn a dicembre trasmise sensazionali immagini satellitari dei siti di Natanz e Arak. Perché non se ne sapeva nulla? Perché tanto mistero?
"Natanz occupa cento ettari di terreno, ci sono venti ciminiere alte 80 metri. Chi può nascondere tutto ciò agli occhi del mondo? Stando ai Trattati l'esistenza di una centrale si comunica 180 giorni prima dell'arrivo dell'Us6, il gas di uranio. A Natanz non eravamo a quel punto. Ma io a settembre avevo già avvisato l'Aiea ed ElBaradei lo ha confermato. Ad Arak si tratta di acqua pesante: non siamo sottoposti ai controlli dell'Agenzia. Comunque il presidente Khatami, per rispetto di ElBaradei, ha deciso di firmare un'intesa sussidiaria in cui l'Iran si impegna ad avvisare in futuro l'Agenzia dell'Onu prima di cominciare nuovi progetti".
Il Dipartimento di Stato Usa insiste: l'Iran prepara un progetto di armamento nucleare.
"Lo attribuisco alla sua scarsa informazione. Se noi accettiamo serenamente i controlli dell'Agenzia dell'Onu significa che non abbiamo preoccupazioni. Inutile fare pettegolezzi. Ci sono le fonti ufficiali internazionali. A Bushehr verranno sistemate anche le telecamere come prevedono gli accordi. Ma vedo che c'è chi non ha nemmeno rispetto per un organismo dell'Onu".
Veramente anche in Israele sono sicurissimi che voi avrete entro cinque anni a disposizione armi atomiche.
"Non mi stupisce. E qui rispondo con una domanda agli Usa: se davvero volete sinceramente portare il mondo al disarmo e in nome di questo ideale state per occupare l'Iraq, allora perché non fermate Israele e quella sua produzione di armi nucleari che sta mettendo in allarme il Medio Oriente e il mondo intero?".
È vero che la centrale di Bushehr sarà attiva entro il 2003?
"Questo è il programma. Sei mesi dopo l'apertura produrremo 1.000 megawatt per uso civile l'anno. L'intero nostro sistema, nel 2020, ne garantirà al futuro Iran ben 6 mila".
Un'altra notizia ha allarmato gli Usa, quella legata ai nuovi giacimenti di uranio a Yazd. Qual è la loro rilevanza?
"L'area è vasta, stiamo partendo con le trivellazioni per quantificarne la portata. Estraiamo dalla terra quel materiale che ironicamente chiamiamo "dolce giallo", scientificamente si definisce U-308. È la materia prima dell'impianto di trasformazione di Isfahan. Lì nasce l'Us6 destinato a Natanz che a sua volta produce il combustibile per l'impianto atomico di Bushehr".
Sarebbe pronto a ospitare un ispettore americano?
"Noi tutti facciamo parte dell'Onu. Poco importa che qui capiti un americano, un europeo, un asiatico. Quando l'Agenzia ispeziona è il mondo intero a farlo".