ESSO PERDE CAUSA CONTRO GREENPEACE IN FRANCIA

Di S. Cumbo

Roma, 26 febbraio 2003 Vittoria per la libertà d'espressione su Internet, vittoria per il clima. Un tribunale francese ha stabilito oggi che Greenpeace può continuare ad usare il logo StopEsso con le due 'S' sostituite dal segno del dollaro ($$). Per il giudice di Parigi, Justice Lacabarats, l'uso del logo è ammissibile in considerazione del diritto di libera espressione. Stop Esso è una campagna internazionale promossa da più associazioni, tra cui Greenpeace, il cui scopo è impedire alla Esso di sabotare gli sforzi internazionali per combattere il cambiamento climatico. L'azione legale era stata intentata nel luglio 2002 da Esso Francia, che sosteneva che il doppio segno del dollaro associasse la multinazionale alle SS naziste. Questa tesi era stata rigettata dal tribunale in un'udienza preliminare, insieme a quella di una multa di 80.000 euro al giorno per danni alla reputazione e del ritiro del termine 'Stop Esso'. Il tribunale aveva però parzialmente dato ragione alla Esso, chiedendo il ritiro del logo, ma Greenpeace aveva fatto ricorso in appello. "Abbiamo vinto. Non è, infatti, una questione di logo, è il comportamento della Esso nei confronti del Protocollo di Kyoto che danneggia la sua reputazione- spiega Domitilla Senni, direttore di Greenpeace Italia è stato inutile mostrare i muscoli e pagare gli avvocati per censurare chi critica questo comportamento irresponsabile nei confronti del pianeta. La Esso continua ad usare il denaro, come ha già fatto per fare lobby su Bush anche per bloccare le voci dissenzienti con la sua politica" In Italia, Greenpeace ha lanciato nei giorni scorsi insieme ad altre associazioni (I Bilanci di Giustizia, Il Centro Nuovo Modello di Sviluppo) la campagna 'StopEssowar' ( www.stopessowar.org) invitando i consumatori a non rifornirsi più alla Esso. Sarà proprio la multinazionale americana, infatti, a fornire il carburante all'esercito americano. La Esso sarà la compagnia che più di altre trarrà profitti dalla conquista dell'Iraq e dei suoi pozzi petroliferi, il 25% dei quali era di sua proprietà prima del conflitto del 1991. Oggi, sempre in Francia, Greenpeace ha vinto un'altra battaglia legale. L'Areva, impresa francese del nucleare aveva citato l'associazione sia in Francia che in Nuova Zelanda per aver utilizzato una parodia del suo logo, perdendo anche in questo caso la causa. Intanto il sito che la Esso Francia aveva cercato di censurare, http://greenpeace.fr/stopesso/, è tornato oggi attivo.