Rovigo, un chilo d'esplosivo nel covo di un gruppo islamico - I cinque marocchini arrestati sostengono di essere in possesso di regolari permessi di soggiorno ed essere caduti in una trappola

di SAVERIO CORRER

ROVIGO - Un chilo di esplosivo al plastico, cartine geografiche con croci su obiettivi militari e religiosi in Veneto, dalla base Nato di Verona alla Basilica del Santo di Padova, un appartamento-moschea da tempo tenuto sotto controllo. Sono gli elementi di un'indagine della procura di Rovigo che ieri, con l'arresto di cinque immigrati marocchini, ha rilanciato l'allarme terrorismo.

Il Viminale ha seguito lo sviluppo di un blitz dei carabinieri che potrebbe riservare sorprese clamorose. Tutto è cominciato con il controllo di un casolare abbandonato di Badia Polesine, in provincia di Rovigo, dove sono stati trovati i cinque extracomunitari. Nella perquisizione è saltato fuori un chilo di esplosivo, diviso in quattro parti e nascosto in un calzino abbandonato tra la biancheria sporca ammassata in un angolo dell'edificio. Sono così scattate le manette per Reduane Bnoughazi, 36 anni, Abdallah Mounder (41), Moustafa El Bouhali (33), Amro Lahrajh (28) e Kamal Ben Reddad (33).

L'attenzione si è concentrata su Bnoughazi, una sorta di capo spirituale musulmano riconosciuto nella piccola comunità islamica di Badia Polesine, 3-400 persone in tutto. Immediata la perquisizione, con tanto di cani antiesplosivo, in un vicino condominio che al piano terreno ospita una sala adibita a moschea. Qui i carabinieri hanno trovato altro materiale interessante, in particolare una cartina geografica del Nord est dove sono cerchiate le province di Verona, Padova e Treviso, mentre alcune crocette sono state tracciate sulle mappe cittadine di Verona e Padova. Per gli investigatori potrebbe trattarsi di obiettivi da colpire. Tra i punti segnati, la base Nato di Verona, il Duomo, poi la Basilica del Santo a Padova, le sedi di alcuni comandi delle forze dell'ordine, di amministrazioni comunali e provinciali oltre a chiese e altre strutture. Ma per decifrare tutto ciò che è stato sequestrato ci vorrà del tempo, anche perché le svariate lettere e appunti sono scritti in arabo.

Finora sarebbe già stato accertato un collegamento tra l'appartamento-moschea di Badia Polesine e musulmani di vari paesi europei, tra cui alcuni di nazionalità britannica. Se fosse confermata l'ipotesi di una pista terroristica, l'inchiesta passerebbe per competenza alla procura di Venezia, a uno dei magistrati del pool contro l'eversione, come ha confermato il pg di Venezia Ennio Fortuna. "L'ipotesi è seria - ha detto - e bisogna indagare a fondo. Per ora comunque procede la procura di Rovigo". I cinque arrestati hanno negato che il plastico fosse in loro possesso quando sono stati fatti uscire dalla caserma dei carabinieri di Badia per essere trasferiti al carcere di Rovigo, dove oggi saranno interrogati dal gip, Rosanna Oggioni. "È una trappola, una trappola", ha gridato uno di loro, sostenendo la propria innocenza. Quanto all'appartamento-moschea, il proprietario Renzo Baratella ha assicurato che i musulmani che la frequentavano non hanno mai dato problemi e che si sono comportati bene. L'indagine, coordinata dal pm Silvia Ferrari, è solo all'inizio. I carabinieri dovranno ora appurare se i cinque stranieri siano clandestini, oppure siano effettivamente in attesa di essere regolarizzati in base alla legge Bossi-Fini. Gli immigrati hanno infatti presentato fotocopie dei versamenti effettuati per la regolarizzazione.

Fonte: http://www.domeus.it/forum/islamsunnita