ECOLOGIA SPAZIALE

Margherita Campaniolo



Ingenti quantità di detriti artificiali affollano l'orbita terrestre mettendo in pericolo le future missioni orbitanti. Se ne è discusso in un meeting a Vienna dove la parola d'ordine è stata prevenzione. La conclusione: occorre stabire al più presto nuovi modi di progettare ciò che si lancia nello spazio, tenedo conto della fine che questi oggetti faranno dopo il loro impiego.

Il 24 febbraio scorso si è tenuto a Vienna il meeting annuale del Office for Outer Space Affaire, una sezione dell' ONU, che coordina le Agenzie Spaziali nazionali per un uso pacifico dello Spazio. Tema centrale è il serio problema dell'affollamento dell'orbita terrestre: lassù vi sono circa 9000 oggetti più grandi di una palla da tennis, di cui solo il 6% è operativo. Razzi, navicelle e satelliti, interi o a pezzi, "spazzatura spaziale" in movimento che rappresenta un rischio potenziale e imprevedibile per le missioni presenti e future. I dati, riferiti dal NORAD, Comando di Difesa Aerospaziale del Nordamerica, parla anche di ulteriori e ingenti quantità di materiale grande un centimetro circa e di milioni e milioni di frammenti ancora più piccoli. Ciascuno dei quali viaggia a una media di 7 km/sec. Di fronte a questi dati la soluzione si chiama prevenzione. Si dovrà quindi trovare al più presto un nuovo modo di progettare ciò che si lancia nello Spazio, tenendo conto della fine che questi oggetti faranno dopo il loro impiego.

Le proposte non mancano: si pensa, ad esempio, di dotare i satelliti di un sistema propulsivo che permetta lo spostamento di quelli ormai "spenti" in un'orbita meno affollata, oppure progettarne il rientro in modo che si distruggano nell'impatto con l'atmosfera. Come ha dichiarato la NASA al New York Times, si tratta inequivocabilmente di "un classico problema ambientale, da affrontare entro i prossimi dieci o vent'anni, prima che sia troppo tardi.".