L'ambasciatore degli Ufo

Da La Prealpina, 8 dicembre 1981.

 E' la mattina del 13 dicembre 1973 quando Claude Vorilhon, un ex corridore automobilista di 27 anni alzandosi dal letto della sua abitazione di Clemont-Ferrand, una cittadina posta nel sud-ovest della Francia, sente un forte impulso a salire in macchina, un desiderio ingiustificato di mettersi al volante. Fa freddo e c'è nebbia:

Claude vi s'infila e percorre una quindicina di chilometri: poi lascia la vettura ai bordi della strada e si allontana a piedi. Dopo un migliaio di metri si ferma - la zona, di origine vulcanica, è deserta - e si chiede cosa diavolo ci fa lì. La risposta gli viene dall'alto da un centinaio di metri di quota, dove una massa luminosa bianca sta scendendo lentamente, senza rumore, diretta verso un punto situato a una trentina di metri da lui.

La nebbia, al momento, non permette al giovane di scorgere i contorni dell'oggetto e di individuarne la natura: potrebbe essere un pallone sonda, no di certo un elicottero, visto che non si sente neppure un sibilo.

Man mano che si abbassa, con progressione costante e senza ondeggiamenti, l'ordi-gno si rivela per quello che è: un aeromobile a forma di "cappello da prete" con un diametro di sette metri circa e un'altezza di due metri e mezzo. Il colore è argenteo, molto brillante. Dalla cupola provengono bagliori rossi.

La visione è fantastica: "Peccato - pensa Claude - non avere la macchina fotografica: nessuno mi crederà quando racconterò cos'ho visto. Ora il "disco volante" (perché di questo deve trattarsi) schizzerà via e tanti saluti".

Ma il "coso" non schizza via. A due metri dal suolo si blocca, una botola si apre, una scaletta scende fin quasi a contatto col terreno. Due piedi, due gambe e infine una figura umana completa, alta sul metro e trenta. Diavolo, qui bisogna che scappi, che mi nasconda dietro un cespuglio, che diventi io stesso un cespuglio, si dice Claude, sperando che l'ometto non si sia accorto della sua presenza.

Macché, l'occupante va proprio nella sua direzione, senza fretta, ma va decisamente verso di lui. Claude rimane come paralizzato: la sua sorpresa, che era divenuta euforia per lo straordinario avvistamento, si è tramutata ora in sgomento.

Lo sconosciuto gli si avvicina: col freddo che fa, indossa solo una sorta di calzamaglia verde che gli ricopre anche mani e piedi (non porta scarpe): il suo volto è regolare, il mento è ricoperto da una barba appuntita: i capelli, neri e lisci, arrivano alle spalle: la pelle è olivastra, gli occhi a mandorla.

L'essere misterioso si ferma a un paio di metri da Claude. Viene da motto lontano?, gli domanda l'ex corridore convinto che tanto l'ometto non capirà la sua lingua e non potrà quindi rispondergli. Ma il "marziano" comprende perfettamente il francese e la parla con padronanza. Sì, vengo da molto lontano (come si conviene al pilota di un Ufo) e sono arrivato qui proprio per incontrarmi con te, Claude Vorilhon.

Il terrestre trasecola: come fa a conoscerlo, a sapere il suo nome: come fa ad essere al corrente (lo scopre mentre si dipanano i convenevoli) che è sposato, ha due figli, dirige una rivista automobilistica e che pochi giorni prima ha acquistato una Bibbia?

I due si trasferiscono all'interno del "disco". L'alieno ora non incute più paura al giornalista: parla la sua lingua e sembra animato da intenzioni amichevoli:

non è del resto armato e ha un viso dolce come i suoi occhi.

Entrati nella cupola. Claude rimane però deluso: si aspettava di trovarsi dinanzi una complessa strumentazione e non ci sono che due poltroncine. Si attendeva di vedere pannelli, spie luminose e colorate, videoterminali in funzione, computer e non ci sono che pareti lisce e opache.

Che si tratti di un sogno? L'alieno fa un gesto e l'abitacolo diviene per incanto trasparente: ora si può vedere fuori, anzi sembra essere fuori, sospesi nell'aria.

Il "marziano" parla e il terrestre domanda. Perché loro si limitano a farsi osservare nei cieli e spaventano i contadini atterrando nei campi, senza prendere contatto ufficiale con l'umanità? Che tipo di energia usano? Da dove vengono, quanto tempo impiegano ad arrivare fin qui, come vivono nei loro mondi, perché sono così, simili a noi, cosa sanno degli umani, com'è nata la vita sulla Terra, hanno incontrato Dio, quanti anni dura la loro esistenza, oppure sono immortali?

No, risponde l'alieno a quest'ultimo quesito, non siamo immortali, siamo eterni. Che differenza c'è? C'è che quando il nostro corpo fisico è sul punto di morire (vive oltre settecento anni terrestri) ci riproduciamo per donazione: disponiamo di una macchina che, attraverso il prelievo di una cellula, ci restituisce un corpo nuovo, giovane, già adulto.

Ma allora non fate più all'amore, non procreate più nel modo tradizionale?

No - lo rassicura l'alieno -noi facciamo l'amore come voi, ma lo facciamo solo per piacere, non per esigenze demografiche.

Non avete bambini -insiste Claude - allora non esiste la famiglia, lei non ha

una moglie? Noi - risponde l'omino - abbiamo più di una compagna, così come le nostre compagne hanno più di un partner.

Si rivedono i giorni successivi, stesso posto, stessa ora, stesso disco. Portasse, Claude, carta e matita, per prender appunti. E la Bibbia. E non parlasse con alcuno di questa faccenda, altrimenti l'appuntamento non potrebbe più aver luogo, sai la ressa?

Viene così a sapere, Claude Vorilhon, che gli uomini non discendono dalle scimmie e neppure da Adamo ed Eva, ma da una civiltà extraterrestre cui scienziati un giorno decisero di popolare la Terra. L'uomo uscì così da una provetta, dopo i che i ricercatori ebbero fatto i loro esperimenti, effettuato le bi-manipolazioni genetiche. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Nel 1945 d.C., però, gli umani nati in laboratorio lanciarono la prima bomba atomica, poi si avventurarono nello spazio. Diventarono cioè pericolosi per la vita nel cosmo. Occorreva fermarli, controllarli, civilizzarli, dare loro una coscienza. Gli alieni decisero quindi di scendere, di intervenire. Ma rispettando le usanze terrestri, il cerimoniale. Prenderanno contatto ufficiale con i governi dei vari Paesi e lo faranno in un'ambasciata che hanno commissionato a Claude Vorilhon che, guardacaso, è nato nel 1946, a Vichy (Francia), quasi fosse stato programmato per questa missione (di questo l'ex corridore automobilista è convinto).

Claude Vorilhon accetta quindi l'incarico (e come potrebbe rifiutarsi, visto che è nato per questo?), lascia la rivista sportiva e se ne va in giro per il pianeta a far proseliti, a raccogliere fondi. Riunisce in un movimento ben seimila persone che sperano nell'arrivo degli extraterrestri per risolvere i problemi dell'umanità e magari anche i loro personali.

Finora Claude, che oggi ha 35 anni, ha racimolato solo 60 milioni di lire rispetto al miliardo che gli è necessario per iniziare i lavori di costruzione dell'Ufoporto.

I milioni raccolti sono certo pochi, ma girare il mondo costa. Eppoi non tutti credono al suo messaggio: altri sostengono di aver avuto gli stessi contatti cosmici e raccontano storie diverse dalla sua. Queste presunte esperienze, confrontate, si annullano a vicenda. Ma lui, perbacco, l'alieno l'ha visto, gli ha parlato per sei giorni consecutivi. Anzi, se volete proprio saperlo, due anni dopo è andato con l'extraterrestre sul suo pianeta di provenienza e ho visto e toccato con mano.

Lassù ci sono, gli ha detto il suo accompagnatore, ben 8.400 terrestri che si sono meritati la clonazione e vivono in copia sul pianeta degli Eterni. Anche a lui, Claude Vorilhon, è stata prelevata (evidentemente anzitempo) una cellula e ora ha il gemello in qualche punto sperduto della galassia.

Ma siamo sicuri, gli ha chiesto un ufologo (era una sera piovosa, sul finire dell'ottobre del 1981, a Milano, dove Claude era andato a tenere una conferenza) che lei sia l'originale e non il sosia? Perché se fosse il sosia io non ci crederei. La domanda è divertente, rispose l'ex giornalista francese, ma quand'anche io fossi il mio doppio il messaggio sarebbe identico.

Vorilhon scrive libri, riferisce come sono organizzati socialmente gli extraterrestri con cui è venuto a contatto, parla della "geniocrazia" sulla quale si fonda il loro sistema politico, degli uomini-robot costruiti con materiale biologico che sono addetti alla produzione di beni e servizi.

L'ex-giornalista - che si fa chiamare "Rael", cioè "messaggero di luce" - è un uomo simpatico e brillante, malgrado le notizie fantastiche di cui si fa portatore. Prove del contatto avuto? Nessuna: ma non servono, occorre credergli sulla parola, bisogna convincersi che quello che dice è logico, razionale, "raeliano", per dirla con un'espressione cara ai suoi adepti. E' un discorso che gli ufologi conoscono da tempo: lo fanno tutti coloro che affermano di essere gli ambasciatori degli extraterrestri salvo appropriarsi poi della cassa dopo aver sedotto giovani donne con la promessa di una visione privata di un "disco volante" e di un colloquio col relativo pilota.

Ma - dicono sempre gli esperti di ufologia - si contano almeno quattromila atterraggi di astronavi e qualcuno che sostiene di aver incontrato gli alieni potrebbe dire il vero, anche se poi si lascia prendere la mano raccontando cose dell'altro mondo (è il caso di dirlo).

Rael, alias Claude Vorilhon, il 7 ottobre del '76 raccolse però attorno a sé una cinquantina di persone per festeggiare il primo anniversario del suo presunto viaggio galattico. Erano le 15 esatte allorché sarebbero apparsi nel cielo due "dischi volanti" che sembravano essere lì per partecipare alla festa, per avallare con la loro presenza il suo racconto.

I cinquanta testimoni oculari avrebbero giurato persino di aver visto cadere dagli Ufo dei filamenti d'argento, i cosiddetti "capelli d'angelo", e di averli raccolti. Ma i filamenti, al contatto delle loro mani, si sarebbero sciolti come neve al sole. E come tutte le storie assurde alla luce della ragione.

Antonio Cosentino