"Loving the alien" di Otto Gabos

- Kappa Edizioni

GALEOTTO FU L'UFO

"Avevamo quindici anni e credevamo agli UFO. E ci credo ancora. E' bello avere dei punti fermi nella vita."

Cagliari, 1975. Oberdan è un adolescente timido, imbranato, senza una ragazza e con una grande passione per i fumetti, passione che lo aiuta a calarsi in universi paralleli fatti di sogni, fantasie e bellissime eroine innamorate cotte di lui. Sta attraversando una fase a dir poco critica della sua vita, Oberdan, quella (inevitabile) nella quale ci si rende conto di non essere più ragazzini, ma al tempo stesso non si è ancora pronti per essere uomini. E Oberdan non si sente affatto un uomo: la sua indole di sognatore svagato e gentile lo rende un bersaglio perfetto dei suoi amici e compagni di scuola; e a poco serve l'ambiente familiare, costituito da genitori un po' noiosi e invadenti, niente affatto solidali con lui. Nel racconto ( quasi fiabesco) delle vicende quotidiane di Oberdan tutto sembra condannare il nostro eroe alla eterna condizione di "soggetto" (termine cagliaritano che sta ad indicare il classico imbranato totale), quando... succede l'impensabile e l'imprevedibile: Oberdan incontra una ragazza, e se ne innamora.

Non sveleremo i dettagli di questa storia d'amore adolescenziale, ma la cosa da rilevare è che essa si sviluppa e si concretizza in occasione di un evento "ufologico", che mise in allarme i sardi (e non solo) nel lontano 1975: lo sbarco dei venusiani profetizzato da un sedicente contattista, Antonio De Rosa.

Per chi non ha memoria e conoscenza dei fatti, Antonio De Rosa era un radiotecnico che affermò di aver incontrato nella località di Monte Moro (sopra Macugnaga, dove si trovava il suo osservatorio) tre esseri biondi e alti due metri, che gli avrebbero fatto intendere di provenire nientepopodimeno da Venere. Dopo avergli lasciato una pietra sconosciuta, simile al quarzo, i venusiani si erano poi infilati all'interno di un disco volante ed erano volati via.

Era il 1972, e da quel momento il De Rosa a suo dire- era sempre stato in contatto telepatico con gli "amici" venusiani, tanto che li incontrò diverse volte; fu in una di queste occasioni che i venusiani avrebbero manifestato la loro intenzione di effettuare uno sbarco "ufficiale" sulla Terra il 15 gennaio, alle ore 14, in località Nora, suggestiva zona archeologica a trenta chilometri di distanza da Cagliari. Coadiuvato da tal Rocco Petroni, tecnico Nasa, che gli dava manforte, De Rosa rilasciò una serie di interviste a dir poco sensazionali, nelle quali descriveva i venusiani come un popolo non ostile, anche se enormemente progredito dal punto di vista tecnologico; per circa un mese lui e la moglie soggiornarono gratis in un albergo di Nora, e quando la data dello "sbarco" fu vicina, De Rosa scomparve. Rapito dai venusiani? No: semplicemente si era dato alla fuga senza pagare il conto (ormai diventato "astronomico", è il caso di dire). Tornò sulle pagine dei giornali nelle vesti non più di contattista ma di "contattato"... dai carabinieri: fu infatti bloccato in aeroporto mentre cercava di lasciare la Sardegna, e successivamente arrestato con l'accusa di truffa e insolvenza fraudolenta.

La conclusione della vicenda lasciò l'amaro in bocca a molti: si era infatti creata una certa aspettativa intorno all'evento (perfettamente resa anche nella storia di Oberdan), che andava dal sogno di un rilancio del turismo locale alla richiesta (da presentare ai venusiani) di veri e propri "miracoli"... insomma, per restare nella metafora fumettistica, fu come aspettare l'arrivo di un "Grande Cocomero".

Tutto questo (e altro ancora) è puntigliosamente documentato nel volume di Otto Gabos: una interessantissima appendice ricca di articoli di giornali dell'epoca riporta sia le interviste a De Rosa che le dichiarazioni della gente comune, come il cuoco di Pula che crea un menu per venusiani (in particolare una torta di spinaci e formaggio, nel caso si fossero dichiarati vegetariani) o l'operaio cieco che spera in una guarigione collettiva e mondiale per tutti gli ammalati del mondo. Non manca neanche la poesia dialettale nata dall'ispirazione del momento, e dal significativo titolo: "Sos venusianos in sa Saldigna" (I venusiani in Sardegna).

In conclusione, "Loving the alien" non è solo un gradevolissimo "romanzo a fumetti" (come si autodefinisce) divertente e visionario (non per niente Otto Gabos, alias Mario Rivelli è ormai un autore più che affermato, specializzato in storie minimaliste) ma anche uno spunto di riflessione sull'eterno desiderio tutto umano di sognare, sperare, e a volte illudersi. Anche con i venusiani.

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